Sono passati pochi giorni dal mio precedente articolo su questo argomento.
E nel mentre, magicamente, succedono due cose che mi conducono a tornare su questa via.
La prima: mi capita di ascoltare questo panel, nell’ambito del Forum Ecosostenibilità 2026 di Rapallo, dove gestori di rifiuti si confrontano sulle proprie esperienze. Ed Eugenio Bertolini, amministratore delegato di Iren Ambiente, ci dice che su alcuni loro territori, su 100 intercettazioni di rifiuti di grandi dimensioni, solitamente grazie a prenotazione e gratuitamente, 60 avvengono su chiamata e 40 sono abbandoni.
La seconda: tramite social apprendo la notizia di un convegno a Padova su come contrastare l’abbandono dei rifiuti. Si tratta del progetto LLTL che vede Priula partner e cofinanziatore. Non posso parteciparvi ma i primi segnali intercettati mi dicono che si parla di soluzioni attente alle persone in logica di comprensione e non solo di punizione.
Due chiacchiere con Paolo Contò
Decido di approfondire ed è così che ne scaturisce una chiacchierata con Paolo Contò, già intervistato nel mio libro e a sua volta autore di un libro sulle relazioni responsabilizzanti “La gestione responsabile dei rifiuti”.
Il progetto LLTL di Uni-Impresa 2022, con l’università di Padova di contrasto all’abbandono dei rifiuti, si innesta su un’attività condotta da Priula precedentemente, che si chiama “Abbandoni Zero”.
Finalizzata a comprendere il perché abbandoniamo sacchetti, essa partiva da un postulato terribilmente interessante: gli abbandoni non devono essere un’occasione per punire i responsabili bensì fare in modo che non accadano più.
Perché ciò che ci interessa davvero, dice Paolo C. non è punire chi sbaglia, ma far sì che non sbagli più.
E mentre lo dice io gongolo un po’ perché anch’io sono vittima del bias di conferma e quello che egli dice assomiglia in modo inconfutabile a ciò che penso e scrivo da un pezzo.
Questo significa impegnarsi in un’attività di ascolto e quindi di individuazione dei probabili abbandonatori (non con le fototrappole) allo scopo di aiutarli a non sbagliare in futuro.
Per farlo Priula, dal 2015 al 2019, ha individuato circa 20.000 utenti sensibili: quelli che non hanno ritirato i bidoni per il conferimento (2.500) e/o non conferiscono (scarsi vuotamenti) pari a 16.500 utenti.
A costoro hanno scritto individualmente e li hanno incontrati con sopralluoghi per capire cosa stava succedendo e quindi stabilendo una relazione indagatrice ma non punitiva, tesa cioè a capire e dare informazioni su cosa e come cambiare comportamenti.
I risultati
Non sono mancati. Il che rende il postulato di partenza prezioso.
Perché gli abbandoni si sono ridotti del 16% (quasi 100 tonnellate in meno) e il calo è stato del 23% a livello individuale (da 0,9 a 0,7 kg/abitante). Nel 2026 sono arrivati a 0,6.
Oggi il fenomeno degli abbandoni riguarda un encomiabile 0,16% del totale dei rifiuti trattati.
E ancor più utile è stato aver capito che questi errati comportamenti dipendono da contesti sociali difficili (spesso queste utenze rientravano nelle liste delle assistenze sociali), fragilità sistemiche, alle volte scarsa comprensione e conoscenza dei sistemi di raccolta.
Questo ci dice molto sul valore che Priula ha scelto di attribuire alla lotta al littering perché ne considera, aldilà dei dati quantitativi, l’impatto sul decoro urbano che come ben sappiamo disegna e ispira i comportamenti dei più.
Il littering quindi diventa un fatto sociale che rischia di concretizzarsi in contesti dove le norme sociali sono più deboli.
Il progetto LLTL
Da questi prodromi, nasce poi il coinvolgimento del Dipartimento FISPPA dell’Università di Padova teso a sviluppare, con il progetto LLTL, strumenti, linguaggi, toni di voce, formazione per i diversi operatori in campo, creazione di reti collaborative e quindi un modello replicabile.
Senza nulla togliere al fatto che alcuni comportamenti dolosi esistono ed esisteranno sempre, ossia abbandoni esterni o interni ai cestini, uso dei bidoni altrui, il secco finito nella plastica per pagare meno tariffa puntuale, il progetto vuole evitare di cadere nella trappola del mettere tutta l’erba in un fascio perché le differenze esistono e quindi coglierle significa riuscire ad essere efficaci su alcuni, i cui comportamenti possono cambiare per sempre.
Anche questa è una forma di prevenzione, dice giustamente Paolo Contò, che sceglie di non passare dalla repressione, peraltro oggi sempre più difficile dacché l’abbandono dei rifiuti è diventato reato.
A questo punto cosa aggiungere?
Serve sensibilità, coraggio, intuizione e risorse per procedere in questa direzione. Ecco perché riconosco tutto ciò all’amico Contò e a Priula per la scelta compiuta, e ci sono alcune prossime tappe in arrivo entro l’anno.
Gli abbandoni hanno molte forme e svariate cause.
Percorrere la strada dell’esplorazione delle cause a partire da cluster difficili è un buon punto di partenza che ci aiuta a capire cosa non sappiamo ancora per aggiungere, alla mappa delle soluzioni esperite finora, un tassello in più.