È un tema dolente che affligge tanti gestori del rifiuto.
Anche perché l’abbandono di qualcosa di indesiderato e di scarso valore è un’azione facile per il cervello.
Nessuna avversione alla perdita si innesca quando intendiamo liberarci di oggetti o sacchetti che non ci servono e vanno alienati.
Il problema resta in capo alle pubbliche amministrazioni che per mantenere il decoro e contenere i costi di gestione si preoccupano di limitare i conferimenti nei bidoni o cestini sbagliati.
Da settembre scorso è andato in onda anche un inasprimento di pene per queste distrazioni (vedasi decreto legge 116/2025) ma da quando è sufficiente varare nuove pene per dissuadere davvero i comportamenti indesiderati?
Qualche volta succede, nulla da dire ma sempre più spesso si può immaginare di utilizzare qualche strumento di behavioural design.
Partiamo da cosa viene fatto
Quando chiedi, a chi si occupa del problema, cosa fare, la prima risposta che ti verrà data è aumentare il numero di fototrappole.
Mi sbaglierò? Forse.
Ma vediamo cos’altro viene messo in campo.
Le identità nascoste
A Guidonia Montecelio sono di recente intervenuti controllando i sacchetti per individuare la provenienza del rifiuto. Esattamente come farebbe un ispettore di polizia alla ricerca di identità nascoste cosicché le persone coinvolte si ritroveranno sanzioni amministrative.
La Provincia di Bolzano ci ha provato persino con i cani, i cui Dna tracciati, dovrebbero fugare le mancate associazioni tra feci e padroni di feci. In sostanza con un catasto di dna canini, le feci abbandonate diventano indizio e prova.
E a proposito di identità nascoste, mio marito qualche mese fa vicino ad un cassonetto interrato vide dei pacchetti in cartoncino targati Amazon che non dovevano essere lì e i cui destinatari non avevano neppur rimosso il proprio indirizzo. Fu facile riporli davanti al loro civico, visto che in città la raccolta di carta e cartone è solo porta a porta, e sorprendentemente in seguito non si verificò mai più analogo fatto. Almeno presso quel contenitore interrato…
A Latina nasce il comitato contro l’abbandono
Una sorta di soggetto civico nato per affrontare in modo strutturato il problema dell’abbandono indiscriminato dei rifiuti nelle aree urbane e rurali del territorio comunale e per difendere la raccolta differenziata come presidio di legalità, salute pubblica e sostenibilità ambientale.
Grazie alla sinergia tra Legambiente locale, Federconsumatori, Quartieri Connessi, presidio Latina Scalo e Cittadinanzattiva, con la collaborazione di Lipu e Plastic Free, il comitato contrasterà gli abbandoni illegali e coinvolgerà attivamente la popolazione.
Questa è un’idea che francamente trovo molto fertile perché favorisce un ingaggio collettivo e partecipato il che favorisce quel controllo sociale che può aiutare una cittadinanza a sentirsi parte di una comunità attenta al decoro.
Senza quel tipo di controllo i singoli espedienti possono sì funzionare ma solo se esiste la certezza della pena. Diversamente chi può farla franca, ci proverà sempre. L’intera comunità controllante esercita una facoltà più rotonda infatti, in grado anche di sviluppare sentimenti di rispetto o di vergogna verso chi si discosta dalle buone regole della civile convivenza.
Sono numerosi i casi di mobilitazione della società civile che diventa autocontrollante di se stessa e dei visitatori eventuali.
Non dimenticherò mai quando in una piccola frazione di Lido di Camaiore, Fibbialla, ho visto dei cartelli che invitano tutti al rispetto delle regole con faccine occhieggianti che ti fanno sentire guardato anche quando pensi di essere ignorato.
È un messaggio chiaro. Non sei mai solo. Il rispetto di ciò che è di tutti ricade sulle spalle di ciascuno.
C’è poi chi ottimizza, come si dice in gergo, i cestini stradali anche eliminandoli.
È il caso di Seregno, con l’iniziativa “I cestini in sciopero” ma sono tanti a prendere decisioni in questa direzione.
Chi è stato in Giappone di recente sa per esempio che lì i cestini stradali non esistono: ogni rifiuto che produci nel corso di una giornata fuori di casa, resta nelle tue tasche o nella tua borsa o nel tuo zaino, in attesa di essere conferito correttamente (si spera) quando tornerai nella tua abitazione.
Funziona? Pare di sì…
A me è capitato un anno fa in un’isola bretone, dove in paese i cestini erano assenti, il che non vuol dire che i rifiuti vagassero indisturbati… anche se in molti saranno pronti a dire che all’estero è tutto diverso. Chissà perché!
Io sono convinta, che al netto di qualche disagio iniziale, anche in Italia si può fare. Basta saperlo, e poi ci si organizza.
Io comunque faccio il tifo per l’uso della norma sociale
Sto parlando di comunità ingaggiata a far rispettare le regole attraverso un’attenzione e un controllo delicato ma fermo intorno a tutto ciò che succede.
Riconosco che ci siano comunità più inclini a farlo e altre più allergiche al rispetto del decoro e che quindi hanno bisogno di essere allenate (e anche punite, a patto che ci sia certezza della pena). Ma per me il controllo sociale resta, almeno in città dove gli occhi di tutti si posano su tutto ciò che accade, il vero CEMENTO e LIEVITO talvolta mancante.
E lo dico avendo visto negli anni cosa succede in contesti dove questo cemento con lievito esiste e dove così non è.
La differenza la facciamo noi, e non solo le regole del gioco apparentemente uguali ovunque. Ma noi, in quanto umani, possiamo sempre migliorare.