Ottobre 27, 2026 Irene Ivoi

Scaffali vuoti, Km veri e non solo km zero

In giorni da poco trascorsi, abbiamo visto scaffali talvolta vuoti in alcune città del sud Italia. il mio pensiero è andato a quell’esperienza tedesca di qualche anno fa che vide un direttore di un punto vendita eliminare per qualche giorno tutti i prodotti importati.

L’obiettivo era sedare gli animi agitati dei cittadini tedeschi in quel periodo perché contro gli immigrati. Togliere i prodotti che venivano da altri paesi era un esercizio di sottrazione utile a riflettere, tutti e indistintamente, sul valore delle nostre relazioni con (e dipendenze da) altri paesi e culture.

Ai tedeschi rimasero solo porri, patate e wurstel e così l’azione ebbe larga eco anche sui media.

Questa piccola storia, che reputo un esempio luminoso del valore della sottrazione, mi è tornata in mente ascoltando le parole di Marianna Palella, Ceo e brand manager di Citrus, che ho avuto modo di ascoltare nell’ incontro “La “S” dentro il punto vendita” al salone CSR 2026 quando ci ha ricordato che i cambiamenti climatici si possono anche raccontare togliendo o limitando temporaneamente prodotti che subiscono disagi climatici.

Citrus intercetta, veste e veicola alla distribuzione commerciale, e per una minima quota online a consumatori privati, prodotti della terra e lo fa con molta attenzione alla qualità e anche alla stagionalità di ciò che si può vendere. Questo è un topic molto forte che oggi il mondo dell’agricoltura ha l’occasione straordinaria di farci comprendere, viste anche le implicazioni con il cambiamento climatico, troppo spesso narrato con eccessive parole a cui siamo diventati allergici e sbrodolando numeri dimenticati da tutti dopo un nano secondo.

Perché?

Intanto (per inciso) il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia dell’agricoltura non solo in Italia.

Già avocado, mango e papaya possono non più essere solo importati. In Sicilia, Calabria e Puglia le coltivazioni tradizionalmente tropicali hanno superato i mille ettari (ancora poca roba ma chissà in futuro), grazie a sbalzi ridotti di temperature sempre più elevate. In Finlandia stanno nascendo i primi vigneti destinati a produrre vino e nel Regno Unito iniziano a valutare colture mediterranee (per es. olive, carciofi e peperoncini).

 Ma le nuove opportunità nascondono anche rischi

Infatti, come documentato da uno studio su Nature, ogni grado di riscaldamento globale potrebbe ridurre la produzione agricola mondiale di un quantitativo equivalente al 4,4% del consumo calorico giornaliero pro capite.

E allora scegliere prodotti agricoli a km zero e rispettosi delle stagioni (km vero) è strategico perché contribuisce a ridurre l’impronta climatica dei nostri nutrimenti.

 Come spingere noi tutti a comprare di più prodotti a km0 e a km vero?

Qui entra in campo anche l’architetto delle scelte con la sua capacità di rendere salienti e appetitosi alcuni aspetti e magari tralasciarne altri.

Chiacchierando con Marianna questo è venuto fuori in modo netto. Lei dice che il racconto bucolico dell’agricoltura è ancora imperante mentre loro cercano di parlare a produttori e venditori (big buyer) e poi compratori finali usando argomenti mai banali.

Non serve dire quanto è buona la frutta. Lo sappiamo tutti! Ma come aiutarti a scegliere frutta di stagione?

Lo fanno selezionando via via spunti diversi, costruendo dialoghi con noi, che puntano su biodiversità, stagionalità, ma anche la prevenzione della salute, empowerment femminile, e perché no l’importanza di raccolte fondi per progetti territoriali.

E gli item con cui lo fanno sono il pack parlante, confezioni che ti raccontano storie e non solo ingredienti, cartellonistiche, segna prezzi personalizzati e stopper dedicati che raccontano filiere e italianità (nel punto vendita).

E se alcuni prodotti non sono disponibili perché fuori stagione il “Ci vediamo presto”, che loro adottano con alert da attivare per ricordarci quando arriva il momento giusto, è perfetto.

 

I luoghi del consumo dispongono di un ampio vocabolario di strumenti per facilitare i nostri migliori acquisti

L’abbondanza è rassicurante, il vuoto può generare ansie ma questa loro modalità di rassicurarci e farci riflettere è molto potente, a mio avviso, ed è coerente con quel ruolo “educante” in modo gentile che può generare consapevolezze e acquisti che premiano rispetto e qualità.

 

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.