Gennaio 26, 2026 Irene Ivoi

il diritto alla disconnessione perché il vero privilegio è PENSARE

Il mio precedente articolo su questo argomento parlava del dovere di disconnessione, quello diventato caldo con la circolare Valditara per le scuole.

Quella riflessione si chiudeva con un rilancio al come disconnettersi con gioia o motivazione intrinseca invece che per induzione estrinseca o obbligo.

Per provare a ragionare, di questo ho ripescato un ricordo: qualche anno fa, dopo aver visto il film After work, che fa davvero pensare, una riflessione che mi venne in mente fu che la scuola oggi dovrebbe stimolare passioni.

Cioè, aldilà della capacità di seminare conoscenza, serve ispirare i ragazzi affinché sognino e abbiano voglia di diventare interpreti di un desiderio, che li animi.

E in questi giorni la fiction “La Preside” sulla vita di Eugenia Carfaro, preside di un istituto superiore in un contesto difficile quale Caivano, mi ricorda e mi insegna quanto sia importante che un’istituzione come quella diventi una porta di accesso ai sogni e ai desideri, talvolta poco coltivati in casa o tra amici.

Aldilà delle facili polemiche su quanto sia giusto mettere in scena le fragilità del nostro Sud e trasformare in eroi quelli che riescono con coraggio e determinazione a disegnare una via di fuga, il tema vero che mi resta incollato addosso e come facilitare questi percorsi.

 

Immaginare un mondo diverso è lo strumento più potente che possiamo esercitare per renderlo vero

 E qui mi ricollego alla necessità di ispirare passioni e aprire orizzonti.

Se ciò viene meno perdiamo il presente e il futuro, lasciando prevalere disincanto e cinismo.

Ma di disincanto e cinismo abbiamo piene le dispense. Ce lo ricordano anche i tanti sondaggi sulle nostre percezioni, paure, incertezze e ansie che poi si specchiano sui nostri consumi.

Forse ci meritiamo qualcosa di meglio e credo che una delle condizioni per farlo sia vivere meno connessi con i social e la rete, per essere più connessi con noi stessi e gli altri.

Partiamo da qui ed è un tema caldo e sfidante che si aggancia a quello che Riccardo Luna scrive nel suo ultimo libro “Qualcosa è andato storto”.

I pericoli da connessione eccessiva che creano dipendenza dai social (adulti e ragazzi) con ricadute sull’attenzione, sull’aggressività, sui successi personali e sulle relazioni interpersonali li vediamo quasi ogni giorno.

Nel 2021 un’ amica in Puglia mi disse una cosa che mi sembrò un’assoluta esagerazione. Lei insegna in una scuola media superiore e mi raccontò che davanti alla scuola c’è un’ambulanza fissa perché i professori, costretti a chiamarla troppo spesso, ne avevano chiesta una quasi a totale disposizione. Io, allibita, non capivo.

E quindi fui costretta a chiederle perché.

La risposta fu che i ragazzi erano spesso preda di attacchi di panico.

Insicurezza, disagio giovanile, dubbi, confronti e forme di bullismo fra loro.

Io non collegai a quel tempo tutto ciò ai temi di cui Riccardo Luna parla.

Non pensai che l’uso dei social poteva contribuire a generare così tante insicurezze e disagi.

Ma per disconnettersi serve (ri)trovare un pensiero

Si chiamano anche alternative convincenti, capaci cioè di con-vincerti a passare del tempo con loro invece che nello scrolling infinito.

Ma per nascere hanno bisogno di persone in grado di ascoltare i ragazzi e offrire poi pensieri meno incapsulati e più liberi, ossia meno governati da algoritmi.

Questo richiede il tornare a leggere, a spacciare storie, libri, pensieri, tornare a scambiarci informazioni su pensatori e pensieri differenti.

Ci aiuterà molto ad aprire la testa e renderci più ricchi e più liberi.

E non è un compito solo della scuola (sarebbe troppo facile attribuire ad essa questa mansione), bensì di tanti attori della società civile.

Ecco perché plaudo e sorrido ai reading party che proliferano per fortuna, a very book (che vada sempre più avanti), ai cross booking che aumentano incessanti, alle portinerie di comunità, alle Human library, ai libri in bicicletta che arrivano nelle periferie dove spesso le librerie mancano, alle cacce al libro.

Mi rendo conto di essere un ricercatore seriale di iniziative che ruotano intorno al sapere. E non voglio affollare la vostra mente con questi esempi. Servono solo a ricordarci che un modo originale di avvicinarci al sapere esiste sempre. E non è neppur detto che debba passare da un libro… oggi il vero privilegio è pensare. E quindi spazio alle soluzioni capaci di aiutarci a pensare in modo critico e intelligente.

 

Foto: un frigorifero dimesso che diventa un book crossing in Bretagna, luglio 2025

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.