Quando il ministro Valditara, nell’estate del 2025, annunciò che sarebbe stato vietato usare i telefoni in aula, mia madre, con una vita passata nella scuola ad insegnare matematica e fisica, disse: Figuriamoci, vorrei vedere come faranno?
Mamma ma cosa dici? Se è vietato, si adegueranno.
E lei: Troveranno decine di escamotage per eludere il divieto.
Il dialogo mi lasciò perplessa perché volevo avere ragione, ma lei rischiava di averne più di me.
Passano i mesi e l’argomento resta vivo e vivacizzato da notizie su Paesi, anche extra europei, che vietano telefoni in aula o uso dei social ai minori di 16 anni (in primis l’Australia). In questo caso mi sono chiesta come riuscire a farlo rispettare…e allora mi sono ricordata la circolare del nostro ministro e ho deciso di interrogare 3 docenti e 4 studenti per capire cosa è o no cambiato da allora.
Maria Assunta, liceo classico di Andria, docente di lingue straniere: il divieto viene osservato dagli studenti che, a inizio giornata, consegnano i loro telefoni in box dedicati e poi a fine mattina li ritirano. Noi docenti non siamo obbligati a farlo ma per coerenza e rispetto nei loro riguardi non usiamo telefoni in aula. Qualche studente disattende ma le sanzioni sono severe. Nessuna distrazione resta impunita. E uno dei risultati più interessanti è che i meno socievoli chiacchierano maggiormente nei momenti ricreativi, come invece prima non facevano. Anche se alcuni ragazzi con problematiche di socializzazione complesse, tali restano anche se per fortuna sono casi isolati. Dal punto di vista didattico è più scomodo dover usare fogli e fotocopie, quando in passato era più facile ricorrere a questi dispositivi per cercare informazioni rapide ed estemporanee. Noto però che mio figlio a casa ora passa più tempo davanti allo smartphone visto che lo usa per fare delle attività e non solo per chattare sui social.
Laura istituto tecnico di Firenze, docente di chimica: la nostra preside tiene molto al rispetto di questa regola, per cui tutti la osservano, docenti in primis, e gli studenti che la disattendono rischiano la sospensione. I telefoni vengono depositati in una scatola e non possono essere toccati fino a fine giornata. Il più consistente cambiamento rilevato è che i ragazzi più timidi e meno socievoli, che prima trascorrevano la ricreazioni a scrollare un telefono, ora chiacchierano con gli altri e si isolano meno. Quindi la nostra valutazione per ora è positiva.
Alessandra liceo scientifico di Barletta, docente di lettere: il provvedimento viene rispettato anche se talvolta qualcuno lo disattende. Le sanzioni esistono specie se c’è dolo (cioè consegnano telefoni che non usano). Le ricadute sembrano positive perché alcuni invece di trascorrere ricreazioni davanti ad uno screen chiacchierano di più con gli altri, ma i meno socievoli spesso comunque restano in classe e fanno altro. Le ricadute effettive andrebbero lette in un periodo di analisi più lungo. Di sicuro oggi hanno spazi di immaginazione prima impensabili per trovare forme di socialità che venivano risolte più facilmente con l’uso degli smartphone ma, in generale, gli studenti, pur concordando sulle positività del provvedimento, non amano riconoscerlo e, siccome lo subiscono, non ne sono felici. La disconnessione per loro è una non scelta che autonomamente non avrebbero compiuto.
E adesso cosa dicono i ragazzi?
Agata: 15 anni liceo delle scienze umane Genova: nella nostra scuola il divieto non prevede la consegna del telefono bensì il fatto che ciascuno di noi lo spenga e lo riponga nel proprio zaino. Usarlo è vietato per cui chi lo fa rischia sanzioni disciplinari che vengono adottate a seconda della sensibilità del docente. Alcuni sono rigidi e altri molto meno, per cui noi studenti ci comportiamo di conseguenza. Dacché esiste questo divieto siamo più attenti in classe, prima era una distrazione continua e quindi questo divieto è un vantaggio. Mentre se dobbiamo comunicare con i nostri familiari o fare delle verifiche su argomenti trattati, ora ci sentiamo penalizzati. A questo punto le ho chiesto qual è la condizione per disconnettersi per scelta e non solo se obbligata e quindi quanto questo divieto piace o no. Agata dice che le condizioni per disconnettersi sono che l’alternativa sia allettante, per es. chiacchierare con le amiche oppure andare al cinema. Studiare è un’alternativa meno piacevole; e comunque questo divieto non piace perché costituisce pur sempre un obbligo.
Edoardo 16 anni liceo scientifico Milano: il divieto di usare il telefono per noi non è stata una novità, era vietato anche prima nelle ore della didattica. Noi ora lo lasciamo nei nostri zaini e, tranne qualcuno, neppure nella ricreazione lo adoperiamo. Se ci comportiamo male, esistono sanzioni disciplinari. Non noto particolari differenze sul livello di attenzione perché era vietato anche prima. Quando gli ho chiesto cosa dovrebbe succedere nella loro vita per allontanarli dal telefono, Edoardo mi dice che lo scrolling è un gesto che nasce dalla noia e che quando ha contato le ore passate davanti ad un telefono ha riflettuto davvero su quante cose poteva fare in quel tempo. Per cui oggi si impegna ad evitarlo appena possibile. Mentre con l’AI ha un rapporto più utilitaristico e cioè la usa per potenziare e capire meglio alcune cose e non per sostituire funzioni creative o ideative anche grazie al fatto che in passato un docente gli ha insegnato come usarla a tale scopo.
Matteo: 16 anni liceo scientifico Firenze: nella nostra scuola non esiste una formale consegna dei telefoni, veniamo invitati a tenerlo nei nostri zaini durante le ore di lezioni, possiamo nella ricreazione consultarlo e se talvolta lo usiamo fuori dalle occasioni previste veniamo invitati ad evitarlo ma senza sanzioni disciplinari. Durante le ore di lezioni talvolta è necessario usarlo e ciò viene consentito. Non riscontro variazioni significative sul livello di attenzione in classe. Io penso che sia giusto ridurne l’uso a scuola anche se noi percepiamo tutto questo come un’imposizione che tale resta. Quando ho chiesto a Matteo a quali condizioni i giovani adolescenti sarebbero disposti a disconnettersi, la sua risposta, dopo un minuto di riflessione, è stata: quando abbiamo interessi allettanti noi non lo usiamo. Sono gli stimoli che fanno la differenza e pesano sul nostro comportamento.
Anita 16 anni liceo linguistico Milano: noi siamo obbligati a metterlo in delle tasche (tipo box ma ad accesso libero) o nei nostri zaini. Dipende dai docenti ma di sicuro non possiamo usarlo e se intercettati ci viene assegnata una nota, ci sequestrano il telefono e solo un genitore può dissequestrarlo. Durante la ricreazione possiamo usarlo, salvo per due docenti più severi che lo vietano anche nell’intervallo. Di sicuro questo divieto non ci piace anche se necessario nelle ore della didattica, tuttavia sarebbe meglio se ci aiutassero a farci capire quanto sarebbe meglio non esserne dipendenti. Quando infatti le ho chiesto cosa dovrebbe succedere perché vivano un po’ meno connessi non solo a scuola ma in generale, Anita mi dice che sarebbe utile per loro arrivarci con la propria consapevolezza e desiderio invece che con l’imposizione.
E questo è il tema che mi resta addosso e che diventa il quid su cui vorrei ragionare.
Come aiutare (anche con il nudge) i ragazzi a disconnettersi un po’, a vivere anche senza smartphone desiderando impiegare il loro tempo in modo più fertile.
Cioè dopo il dovere, come esercitare per scelta il diritto alla disconnessione e perché farlo.
Questo sarà il tema della seconda puntata
Stay Tuned 🏃♀️🏃♀️🏃♀️ 🎯🎯🎯🎯
foto di Nils Jorgensen