In giorni da poco trascorsi, abbiamo visto scaffali talvolta vuoti in alcune città del sud Italia. il mio pensiero è andato a quell’esperienza tedesca di qualche anno fa che vide un direttore di un punto vendita eliminare per qualche giorno tutti i prodotti importati.
L’obiettivo era sedare gli animi agitati dei cittadini tedeschi in quel periodo perché contro gli immigrati. Togliere i prodotti che venivano da altri paesi era un esercizio di sottrazione utile a riflettere, tutti e indistintamente, sul valore delle nostre relazioni con (e dipendenze da) altri paesi e culture.
Ai tedeschi rimasero solo porri, patate e wurstel e così l’azione ebbe larga eco anche sui media.
Questa piccola storia, che reputo un esempio luminoso del valore della sottrazione, mi è tornata in mente ascoltando le parole di Marianna Palella, Ceo e brand manager di Citrus, che ho avuto modo di ascoltare nell’ incontro “La “S” dentro il punto vendita” al salone CSR 2026 quando ci ha ricordato che i cambiamenti climatici si possono anche raccontare togliendo o limitando temporaneamente prodotti che subiscono disagi climatici.
Citrus intercetta, veste e veicola alla distribuzione commerciale, e per una minima quota online a consumatori privati, prodotti della terra e lo fa con molta attenzione alla qualità e anche alla stagionalità di ciò che si può vendere. Questo è un topic molto forte che oggi il mondo dell’agricoltura ha l’occasione straordinaria di farci comprendere, viste anche le implicazioni con il cambiamento climatico, troppo spesso narrato con eccessive parole a cui siamo diventati allergici e sbrodolando numeri dimenticati da tutti dopo un nano secondo.
Perché?
Intanto (per inciso) il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia dell’agricoltura non solo in Italia.
Già avocado, mango e papaya possono non più essere solo importati. In Sicilia, Calabria e Puglia le coltivazioni tradizionalmente tropicali hanno superato i mille ettari (ancora poca roba ma chissà in futuro), grazie a sbalzi ridotti di temperature sempre più elevate. In Finlandia stanno nascendo i primi vigneti destinati a produrre vino e nel Regno Unito iniziano a valutare colture mediterranee (per es. olive, carciofi e peperoncini).
Ma le nuove opportunità nascondono anche rischi
Infatti, come documentato da uno studio su Nature, ogni grado di riscaldamento globale potrebbe ridurre la produzione agricola mondiale di un quantitativo equivalente al 4,4% del consumo calorico giornaliero pro capite.
E allora scegliere prodotti agricoli a km zero e rispettosi delle stagioni (km vero) è strategico perché contribuisce a ridurre l’impronta climatica dei nostri nutrimenti.
Come spingere noi tutti a comprare di più prodotti a km0 e a km vero?
Qui entra in campo anche l’architetto delle scelte con la sua capacità di rendere salienti e appetitosi alcuni aspetti e magari tralasciarne altri.
Chiacchierando con Marianna questo è venuto fuori in modo netto. Lei dice che il racconto bucolico dell’agricoltura è ancora imperante mentre loro cercano di parlare a produttori e venditori (big buyer) e poi compratori finali usando argomenti mai banali.
Non serve dire quanto è buona la frutta. Lo sappiamo tutti! Ma come aiutarti a scegliere frutta di stagione?
Lo fanno selezionando via via spunti diversi, costruendo dialoghi con noi, che puntano su biodiversità, stagionalità, ma anche la prevenzione della salute, empowerment femminile, e perché no l’importanza di raccolte fondi per progetti territoriali.
E gli item con cui lo fanno sono il pack parlante, confezioni che ti raccontano storie e non solo ingredienti, cartellonistiche, segna prezzi personalizzati e stopper dedicati che raccontano filiere e italianità (nel punto vendita).
E se alcuni prodotti non sono disponibili perché fuori stagione il “Ci vediamo presto”, che loro adottano con alert da attivare per ricordarci quando arriva il momento giusto, è perfetto.

I luoghi del consumo dispongono di un ampio vocabolario di strumenti per facilitare i nostri migliori acquisti
L’abbondanza è rassicurante, il vuoto può generare ansie ma questa loro modalità di rassicurarci e farci riflettere è molto potente, a mio avviso, ed è coerente con quel ruolo “educante” in modo gentile che può generare consapevolezze e acquisti che premiano rispetto e qualità.