Settembre 23, 2025 Irene Ivoi

Un autobus per amico

Tre giorni fa in palestra con il mio gruppo di colleghi di pilates, sorge una domanda: come arrivare, per due di loro, in ospedale quel pomeriggio per una visita medica programmata da tempo visto che pioveva a dirotto.

Io come chi scopre l’acqua calda dissi “con il tram”.

Mi guardarono come se avessi rivelato una verità nascosta e mi chiesero: “Ma come facciamo da qui?” e visto che la fermata più vicina era a 300 m, per me fu semplice indicargli nel dettaglio il percorso.

Mi ringraziarono per 50 minuti visto che avevo risolto loro un problema.

Ed io pensai “Abbiamo un problema se questo significa risolvere un problema”.

Torniamo a noi

Questo articolo nasce dall’ascolto di un triathlon online, organizzato da SocialPa, sul tema della mobilità attiva, che vede noi italiani molto scettici e riottosi verso l’uso in particolare dei mezzi pubblici, salvo poche città più allenate e virtuose.

Durante questo incontro online mi colpirono diverse affermazioni di Tommaso Rosa, direttore marketing e comunicazione di Autolinee Toscane, tanto che ebbi voglia di conoscerlo per approfondire alcuni spunti di approccio e strategia comunicativa.

Uno dei suoi pensieri che ho trovato più stimolanti, e in linea con ciò che il nudge mi e ci insegna, riguarda la necessità di ridurre la distanza tra percezione e realtà. Siamo di fronte a uno dei dilemmi più noti e pericolosi: ossia tutto ciò che alimenta questa distanza rischia di orientarci verso scelte non aderenti alla qualità dei fatti.

Come lavorare su questa distanza?

Purtroppo non basta dire, cioè informare.

Può aiutare ma non necessariamente bastare…e qui entrano in gioco le tante ricette sulla comunicazione efficace che non ha senso ora ricordare.

Va’ dove ti porta il bus

Autolinee Toscane a questo riguardo ci ha raccontato il progetto “Va’ dove ti porta il bus” rivolto alle classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado e finalizzato a incentivare l’uso dei mezzi pubblici da parte dei più giovani.

Peraltro pare che raggiungere la scuola a piedi o almeno non in automobile, favorisca poi l’attenzione in aula.

L’idea che sottende l’attività educational è la seguente: visto che molti scolari non sono mai saliti su un autobus, non ne conoscono i percorsi, non sanno dove arrivano e da dove partono e ovviamente non sanno neppure come sono fatti, è meglio partire dalla base.

Solo così l’autobus diventerà un amico, di cui potersi fidare e con cui scegliere di compiere dei cammini.

Quindi quanto è lungo un autobus? come si sale e si scende? dove si comprano i biglietti? come si alimenta e dove va?. Dopo questi elementi di base, si comprano i biglietti e le classi girano la città, scelgono dei percorsi e li compiono con il bus.

In seguito, in classe, gli studenti disegnano ciascuno il monumento o la vista che più è piaciuta loro.

Questi disegni sono stati promossi poi da Autolinee non solo sul sito ma anche come retro di mappe cittadine.

Perché mi è piaciuto

Perché contribuisce a creare intorno al bus un’esperienza memorabile, e non una conoscenza teorica, che si rafforza dopo, attraverso la restituzione di un disegno. E quell’esperienza, se aiutata in famiglia, ti sta dicendo che i mezzi pubblici non sono sporchi e cattivi, o pericolosi, anzi possono portarti a scoprire luoghi che finora non hai conosciuto. E tutto diventa magico come in un gioco.

Questo genere di apprendimento, che passa da componenti comportamentali e non solo cognitive, può essere molto fertile rispetto agli effettivi comportamenti poi agiti.

In una prossima puntata chiederemo a Tommaso R. quali cambiamenti qualitativi e quantitativi questo percorso didattico ha prodotto.

E infine vi invito a vedere a Cortona il festival di fotografia “Cortona on the move” (fino al 2.11.25) che vede quest’anno tra le tante proposte sempre originalissime un interessante progetto, che Autolinee Toscane ha sostenuto, a cura di Edoardo Delille e Giulia Piermartiri “ATLAS OF THE NEW WORLD” che ci aiuta a riflettere sul cambiamento climatico attraverso l’uso della fotografia. Ed è molto ispirante il fatto che una società di trasporti pubblici scelga di collocarsi in questo solco per aiutarci a considerare quanto possiamo ridurre il nostro impatto ambientale scegliendo la mobilità attiva.

Cover: da https://www.at-bus.it/it/scopri/novita/speciali/lucca-va-dove-ti-porta-bus

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.