Novembre 23, 2025 Irene Ivoi

Ti piace ciò che vedi?

Una domanda semplice, educata, che quasi nessuno fa.

Forse perché ciò che non piace spesso richiede solo semplici no comment.

Molto più sbrigativo e meno energivoro.

Invece questa domanda impone una riflessione perché costringe chi legge a riflettere su ciò che gli sta intorno e quale sentimento di piacere estetico quell’intorno evoca.

Vi sembra poco?

È tantissimo perché non tutti ci facciamo le stesse domande e non tutti vediamo le stesse cose.

Aneddoto

Un mio amico anni fa durante una cena conviviale iniziò a parlar male della sgradevolezza dei pali per la tramvia montati in piazza Santa Maria Novella a Firenze. La tramvia era quasi pronta al debutto e la città si preparava a gettarla dalla torre (salvo poi doversi ricredere su tutto) visto che ne fece anche oggetto di un accesissimo referendum urbano. E quindi ovviamente i pali, che disturbavano le viste della piazza, erano oggetto di scherni e ironie. Chiese così ad una mia amica, cosa ne pensava.

Costei rispose “non li ho mai visti”. Il che voleva dire che non li aveva mai “guardati”.

Questo è un esempio inesorabile di come funzioniamo ed ecco perché la domanda in cima non è tautologica o banale.

Adesso torniamo a noi

La domanda Ti Piace ciò che vedi può seminare qualche seme di cambiamento visto che ci conduce a guardare qualcosa che abbiamo ignorato o trascurato fino a quel momento. Vediamone due applicazioni:

Amsa Milano nel 2025 per sensibilizzare i cittadini sull’utilizzo improprio dei cestini stradali ha per esempio realizzato un’installazione interattiva “Mettici la Testa”. Un enorme contenitore alto circa 7 metri è diventato uno spazio di riflessione per osservare il problema dei conferimenti errati da una nuova prospettiva. Da un’analisi merceologica, condotta nel mese di gennaio 2025 che ha analizzato oltre una tonnellata di rifiuti provenienti da quartieri diversi, è emerso che solo il 35% del contenuto dei cestini è prodotto in strada, mentre oltre la metà (il 65%) proviene dalle abitazioni (il 47,9%) e dalle attività commerciali (il 16,7%).

È un tentativo di richiamare l’attenzione di noi tutti verso quei gesti distratti non conformi che poi generano maggiori costi di gestione che tutti paghiamo.

Sulla stessa falsariga a Bologna sempre in questo 2025 Hera ha realizzato 10 totem in vari punti di pregio che chiedono “Ti piace ciò che vedi?”. È un’iniziativa articolata che nella fattispecie dei totem dichiaratamente si rifà alla teoria delle “broken windows” che mette in relazione il degrado estetico e quindi anche sociale di un luogo quanto più i comportamenti e le relazioni tra gli individui non prevedono alcun rispetto o sentimento di adesione alle norme sociali. I totem informativi temporanei, che mostrano come sarebbe il luogo nel quale sono installati se qualcuno abbandonasse dei rifiuti, sono stati progettati per scoraggiare comportamenti scorretti e stimolare la riflessione sulla responsabilità di ciascuno di noi verso il territorio.

Non è la prima e neppure sarà l’ultima che si costruisce attenzione  rompendo l’inerzia dello sguardo.

Perché la rottura può essere trasformativa: non è un decoro, e neppure un fronzolo o un abbellimento ma può innescare una riflessione e rendere la necessità di un cambiamento più incisiva e comprensibile. Un totem non è di per se risolutivo ma può permetterci di capire ciò che altrimenti non vediamo e da lì può nascere una correzione. Vogliamo chiamarla necessità di presentificazione?

Anche sì. È noto che quanto più si riesca a vedere ciò che esiste (o ciò che potrebbe esistere), tanto più alcune sensibilità si allertano.

E questo è il compito di chi progetta comportamenti, cioè di chi sceglie di impaginare l’attenzione del pubblico a cui parla.

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.