Dicembre 9, 2025 Irene Ivoi

Meno littering dei mozziconi con il nudge

Il tema della dispersione dei mozziconi è stato oggetto negli ultimi anni di diverse esplorazioni personali e condivise con colleghi e amici.

Di recente leggendo il programma di Ecomondo, ho visto in agenda una relazione sul tema e ho  così incrociato e chiacchierato con alcuni dottorandi che, nel 2024, in accordo con professori dell’Università degli studi di Perugia e in collaborazione con l’azienda dei rifiuti locale (TSA), hanno svolto un esperimento che usa il nudge per ridurre il littering delle cicche.

 Il problema alla base

I gravi danni delle sigarette sulla salute sono noti, ma pochi sono consapevoli del loro impatto sull’ambiente. I mozziconi rappresentano infatti la forma di rifiuto più diffusa negli ecosistemi marini: ogni anno se ne abbandonano impropriamente circa 4,5 trilioni, con conseguenze pesanti per la fauna e la qualità delle acque. Questo spreco suona ancora più stonato se si considera il potenziale di riciclo dei filtri e nascono piccole società che riescono anche a farlo seppur con l’ovvia difficoltà di raccoglierne quantità sufficienti per rendere il tutto economicamente sostenibile.

La proposta del team

Il team, costituito da Beatrice Castellani, Luca Mariani, Aron Pazzaglia, Paolo Polinori e Davide Ricci Focaia, ha condotto un esperimento con l’obiettivo di valutare l’impatto di un trattamento in condizioni reali, senza che i partecipanti fossero informati e consapevoli di prenderne parte (un cosiddetto esperimento in campo). La ricerca si è svolta su 9 spiagge del Lago Trasimeno, dove sono stati introdotti due diversi cartelli finalizzati a migliorare l’intercettazione dei mozziconi.

I cartelli proponevano due messaggi:

  • uno evidenziava i danni agli ecosistemi marini causati dai mozziconi,
  • l’altro sottolineava il loro potenziale di riciclo, grazie ad una corretta raccolta.

Essi sono stati posizionati seguendo uno schema preciso, pensato per simulare una randomizzazione del trattamento, condizione fondamentale per la corretta conduzione dell’esperimento in campo.

La misurazione avrebbe considerato sia i mozziconi trovati in terra che quelli nei posacenere dedicati, così da costruire un indicatore in grado di esprimere il rapporto tra i mozziconi dispersi e quelli raccolti, con l’auspicio di migliorare i dati di questi ultimi.

L’esperimento è durato quattro settimane: la prima è stata dedicata alla raccolta dei dati senza alcun intervento; nelle tre successive sono stati distribuiti i cartelli nelle nove spiagge coinvolte. I trattamenti sono stati ruotati tra le spiagge secondo questo schema: nella prima settimana, le prime tre spiagge non avevano alcun nudge, le seconde tre esponevano il primo cartello e le ultime tre il secondo. Nella seconda settimana, la disposizione cambiava: le prime tre spiagge ricevevano il secondo nudge, le seconde rimanevano senza cartelli e le ultime tre mostravano il primo, e così via fino al termine dell’esperimento.

La raccolta dei mozziconi è stata effettuata dagli addetti delle spiagge, che hanno collaborato attivamente: i mozziconi venivano depositati in sacchetti ed etichettati con data e luogo. Di grande aiuto è stata anche la società locale di gestione dei rifiuti (TSA), fondamentale per la riuscita dell’esperimento.

Risultati ottenuti

Tramite un’attenta analisi statistica, è stato riscontrato che entrambi i messaggi di orientamento e spinta alla raccolta (nudge) hanno portato in generale ad un miglioramento dell’intercettazione.

Tuttavia, i risultati più consistenti e statisticamente robusti, si sono verificati in corrispondenza del messaggio incentrato sul riciclo, che ha generato in media una riduzione del 32% di mozziconi dispersi.

Questo ci fa pensare ancora una volta alla “autocrazia” del riciclo che in Italia è entrato a pieno titolo nel nostro linguaggio, rappresentando un benefico ambientale a cui sempre più persone credono.

Ma serve anche immaginare campagne educative, da affiancare a nudge di questo tipo, promosse da autorità locali o altre organizzazioni, finalizzate a farci conoscere i rischi ambientali dati dalla dispersione delle cicche e a dare peso ai piccoli gesti individuali affinché non ne venga mai trascurato il valore e l’impatto.

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.