Partiamo con un piccolo aneddoto
Nel mercato dove compro frutta e verdura, il mercoledì (e solo il mercoledì) c’è una contadina di gradevolissimo aspetto che vende i propri prodotti, tutti eccellenti. Le sue verdure sembrano vive e qualsiasi sua cosa è impeccabile.
Un mese fa vendeva anche i fichi secchi.
Quelli che di solito albergano sugli scaffali dei superstore e che quando mi capita di mangiarli si trasformano in una tortura: duri, insignificanti e privi di memoria.
Allora nel tentativo di farmi un regalo, decido di acquistare i suoi, con la speranza che fossero degni di ciò che arriva dalle sue mani.
Risultato perfetto.
Come volevasi dimostrare i suoi fichi secchi sono la memoria personificata di quelli che la mia bisnonna curava con le proprie mani e che ho la fortuna di ricordare.
Il tutto è diventato ancora più luminoso nella mia mente quando, una settimana fa a Milano, mio fratello me ne propone uno di una sedicente e costosa marca industriale. Era privo di vita e privo di storia: un inutile item spacciato per fico secco.
E allora mi sono detta che forse per scegliere che vita vuoi vivere devi anche recuperare la tua memoria e riconoscere odori, sapori, ricordi, saggezze o incoerenze familiari per poi farti guidare e scegliere dove dirigerti e chi vuoi essere.
Il link con “Tempo di Ritorno” di Ferdinando Cotugno
Questo pensiero mi rimane incollato anche e a maggior ragione dopo la lettura dell’ultimo libro di Ferdinando Cotugno.
Quando ne lessi la sinossi, pensai: Accidenti che ambizione, se riesce a tenere il filo di ciò che dichiara per tutto il libro…Chapeau!
Ed è così perché Ferdinando ci riesce.
E con le sue parole, sempre colorate e piene di immagini, ci fa tornare indietro nel tempo, raccontando la storia della sua famiglia quando i combustibili erano fossili perché potevano essere solo fossili e la parola Antropocene non esisteva e ma già era in essere.
Il suo lavoro è stato ricordare, interrogare, comprendere e restituire a noi le scelte dei genitori che hanno disegnato la storia della sua famiglia, senza mai giudicare, ma solo usando ascolto e contro riflessione. La qualità del periodare risiede nelle parole che sceglie, nei dettagli che ci regala e che ci aiutano a definire i profili dei suoi familiari fino a farceli conoscere, come mai sarebbe accaduto.
Ed è così che lui ritrova l’antropocene familiare, ce lo dipinge perfettamente e ci invita a compiere un viaggio nella storia di ciascuna nostra famiglia per capire l’origine del nostro antropocene.
E scegliere così oggi quali fichi secchi vogliamo mangiare. Ma questo lo dico io…
Alla ricerca dell’Antropocene di ciascuno
Con le sue parole mi ha proiettato nel mio sud, un po’ diverso dal suo, facendomi rituffare nei ricordi, nella saggezza e nelle ambizioni di una famiglia che è cresciuta, facendosi altre domande rispetto a quelle che ci facciamo adesso sugli impatti ambientali.
Negli anni ‘70 il cemento e l’acciaio erano considerati il progresso che dettava la via.
Oggi siamo incredibilmente diversi da loro nello scegliere il dito che ci dice la via e il resto ve lo potete immaginare….ma a loro invidierò sempre quel desiderio e quelle promesse di futuro che per noi restano irraggiungibili.