La raccolta differenziata di abiti, scarpe, accessori, tende e tovaglie esiste da tempo.
Dal 2022 in Italia è anche obbligatoria, mentre l’ultima direttiva rifiuti ne prevedeva l’obbligo dal 2025.
Ma noi, fiduciosi, anticipammo tale scadenza convintamente persuasi della bontà e maturità del sistema.
Nel mentre il meccanismo della responsabilità estesa del produttore che avrebbe coperto i costi finanziari, non è andato (ancora) in onda, come nelle migliori previsioni.
Pagine di inchiostro e profusione di convegni hanno affollato le nostre agende (basti vedere i palinsesti di Ecomondo 2024 e 2025) in attesa di questo debutto e sono nati diversi consorzi che si candidano ad occuparsi della gestione della filiera.
Ma manca il dispositivo legislativo capace di dare esecutività al tutto e che adesso sembra davvero imminente.
L’argomento è quindi caldo e leggo con interesse, poco più di un mese fa, che a Brescia il Comune, Aprica e Cauto si stanno proficuamente confrontando per introdurre una raccolta dei rifiuti tessili più articolata con cassonetti a due bocche per accogliere quelli destinabili al riutilizzo (con interessanti ricadute per l’economia sociale del territorio) e quelli da riciclare o termovalorizzare.
A cui si aggiunge anche un servizio a domicilio, come si fa per gli ingombranti.
È una iniziativa molto interessante che feci circolare anch’io un po’ di anni fa quando mi interessai al tema e lo portai anche in aule universitarie come topic su cui immaginare soluzioni di nudge design (che a mio avviso in questo caso avrebbero eccome un senso). Attendiamo gli esiti con curiosità sincera.
Nel convegno “Il tessile che cambia”
E a ciò si si aggiunge un altro spunto sullo stesso argomento che ho ascoltato nel convegno “Il tessile che cambia”organizzato da GarcAmbiente nel Polo Tecnologico di Carpi.
I due docenti Davide Castellano – Prof. Associato DIEF – UNIMORE e Giovanni Romagnoli – Prof. Ass. DISTI -Università Parma hanno presentato una relazione “SUSTEX: modellare raccolta rifiuti tessili con l’intelligenza digitale” che descrive l’esito di una analisi e proiezione sul fabbisogno per una raccolta efficace.
Nell’ambito del progetto Sustex, i ricercatori hanno esplorato sulla città di Parma le forme della raccolta tra stagionalità, antropizzazione urbana, dimensione dei cassonetti, percorsi dei mezzi e costi per poi simulare, attraverso un modello matematico, i comportamenti al fine di trovare il miglior compromesso possibile.
D’altronde gli agenti attuatori sono i cittadini, in questo caso i parmigiani, che nella simulazione riproducente il funzionamento del sistema, sono stati clusterizzati in tre gruppi: i cosiddetti Eco convinti, i neutrali (la solita fascia di mezzo che a secondo di come si orienta può determinare le sorti di molti processi interagenti) e i meno sensibili e attivi.
Nello scenario “Come se”, che inquadra la situazione attuale senza revisioni e migliorie, il sistema di raccolta presenta alcune inefficienze (per es. sotto o sovra saturazione dei mezzi, alcuni contenitori che si riempiono anzitempo rispetto al loro svuotamento) che non aiutano i cittadini a migliorare i comportamenti.
Chi legge questo articolo sa benissimo quanto in passato abbia insistito sulla necessità di proteggere il decoro urbano e la qualità anche visiva dei contenitori per incoraggiare i più a fare la propria parte, senza dimenticare che pure il passaparola sullo scarso decoro diventa un boomerang inesorabile.
Quando poi il simulatore elabora il secondo scenario, a fronte di piccole migliorie, che non richiedono particolari investimenti (per es. piccolo incremento dei bin, razionalizzazione del loro posizionamento e ottimizzazione dei percorsi) le performance migliorano.

Fonte: presentazione di Castellano, Romagnoli al convegno
E questo aiuta a riflettere sulla opportunità in futuro di investire su bin intelligenti che producono un’ottimizzazione dei tragitti e su modalità più efficaci di spinta ai comportamenti virtuosi specie per i cluster meno sensibili e neutrali.
E poi c’è il Conditional Middle
Ciò mi fa pensare ad uno studio recentemente pubblicato e condotto in 13 paesi dell’Unione Europea a cui ha partecipato anche il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici.
Gli autori classificano i rispondenti in quattro profili in base al loro livello di supporto rispetto alle 15 politiche climatiche: sostenitori, oppositori, neutrali e il conditional middle. I sostenitori (36%) tendono a favorire la maggior parte delle misure, gli oppositori (21%) sono in larga parte contrari, i neutrali (10%) rimangono in una posizione intermedia, mentre il conditional middle (33%) è più flessibile e reattivo al policy design.
Per cui la ricerca mostra come il destino delle proposte di politica climatica è determinato fortemente da quel gruppo di persone che sta in mezzo tra i sostenitori convinti e gli oppositori netti. La ricerca lo definisce il Conditional Middle non sempre a favore o sempre contro le misure climatiche e il cui sostegno varia a seconda di come ciascuna opzione è progettata e percepita.
Quindi un grande in bocca al lupo per tutti quelli che anche sulla raccolta dei tessili avranno voglia e capacità di misurarsi con policy che intercettino il Conditional Middle. Mi sembra che la sfida sia davvero rilevante e in questa direzione il nudge riveste un ruolo che può fare la differenza.