Marzo 25, 2026 Irene Ivoi

Intorno all’acclamata raccolta differenziata dei tessili

La raccolta differenziata di abiti, scarpe, accessori, tende e tovaglie esiste da tempo.

Dal 2022 in Italia è anche obbligatoria, mentre l’ultima direttiva rifiuti ne prevedeva l’obbligo dal 2025.

Ma noi, fiduciosi, anticipammo tale scadenza convintamente persuasi della bontà e maturità del sistema.

Nel mentre il meccanismo della responsabilità estesa del produttore che avrebbe coperto i costi finanziari, non è andato (ancora) in onda, come nelle migliori previsioni.

Pagine di inchiostro e profusione di convegni hanno affollato le nostre agende (basti vedere i palinsesti di Ecomondo 2024 e 2025) in attesa di questo debutto e sono nati diversi consorzi che si candidano ad occuparsi della gestione della filiera.

Ma manca il dispositivo legislativo capace di dare esecutività al tutto e che adesso sembra davvero imminente.

L’argomento è quindi caldo e leggo con interesse, poco più di un mese fa, che a Brescia il Comune, Aprica e Cauto si stanno proficuamente confrontando per introdurre una raccolta dei rifiuti tessili più articolata con cassonetti a due bocche per accogliere quelli destinabili al riutilizzo (con interessanti ricadute per l’economia sociale del territorio) e quelli da riciclare o termovalorizzare.

A cui si aggiunge anche un servizio a domicilio, come si fa per gli ingombranti.

È una iniziativa molto interessante che feci circolare anch’io un po’ di anni fa quando mi interessai al tema e lo portai anche in aule universitarie come topic su cui immaginare soluzioni di nudge design (che a mio avviso in questo caso avrebbero eccome un senso). Attendiamo gli esiti con curiosità sincera.

Nel convegno “Il tessile che cambia”

E a ciò si si aggiunge un altro spunto sullo stesso argomento che ho ascoltato nel convegno “Il tessile che cambia”organizzato da GarcAmbiente nel Polo Tecnologico di Carpi.

I due docenti Davide Castellano – Prof. Associato DIEF – UNIMORE e Giovanni Romagnoli – Prof. Ass. DISTI -Università Parma hanno presentato una relazione “SUSTEX: modellare raccolta rifiuti tessili con l’intelligenza digitale” che descrive l’esito di una analisi e proiezione sul fabbisogno per una raccolta efficace.

Nell’ambito del progetto Sustex, i ricercatori hanno esplorato sulla città di Parma le forme della raccolta tra stagionalità, antropizzazione urbana, dimensione dei cassonetti, percorsi dei mezzi e costi per poi simulare, attraverso un modello matematico, i comportamenti al fine di trovare il miglior compromesso possibile.

D’altronde gli agenti attuatori sono i cittadini, in questo caso i parmigiani, che nella simulazione riproducente il funzionamento del sistema, sono stati clusterizzati in tre gruppi: i cosiddetti Eco convinti, i neutrali (la solita fascia di mezzo che a secondo di come si orienta può determinare le sorti di molti processi interagenti) e i meno sensibili e attivi.

Nello scenario “Come se”, che inquadra la situazione attuale senza revisioni e migliorie, il sistema di raccolta presenta alcune inefficienze (per es. sotto o sovra saturazione dei mezzi, alcuni contenitori che si riempiono anzitempo rispetto al loro svuotamento) che non aiutano i cittadini a migliorare i comportamenti.

Chi legge questo articolo sa benissimo quanto in passato abbia insistito sulla necessità di proteggere il decoro urbano e la qualità anche visiva dei contenitori per incoraggiare i più a fare la propria parte, senza dimenticare che pure il passaparola sullo scarso decoro diventa un boomerang inesorabile.

Quando poi il simulatore elabora il secondo scenario, a fronte di piccole migliorie, che non richiedono particolari investimenti (per es. piccolo incremento dei bin, razionalizzazione del loro posizionamento e ottimizzazione dei percorsi) le performance migliorano.

 

Fonte: presentazione di Castellano, Romagnoli al convegno

E questo aiuta a riflettere sulla opportunità in futuro di investire su bin intelligenti che producono un’ottimizzazione dei tragitti e su modalità più efficaci di spinta ai comportamenti virtuosi specie per i cluster meno sensibili e neutrali.

E poi c’è il Conditional Middle

Ciò mi fa pensare ad uno studio recentemente pubblicato e condotto in 13 paesi dell’Unione Europea a cui ha partecipato anche il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici.

Gli autori classificano i rispondenti in quattro profili in base al loro livello di supporto rispetto alle 15 politiche climatiche: sostenitorioppositori, neutrali e il conditional middle. I sostenitori (36%) tendono a favorire la maggior parte delle misure, gli oppositori (21%) sono in larga parte contrari, i neutrali (10%) rimangono in una posizione intermedia, mentre il conditional middle (33%) è più flessibile e reattivo al policy design.

Per cui la ricerca mostra come il destino delle proposte di politica climatica è determinato fortemente da quel gruppo di persone che sta in mezzo tra i sostenitori convinti e gli oppositori netti. La ricerca lo definisce il Conditional Middle non sempre a favore o sempre contro le misure climatiche e il cui sostegno varia a seconda di come ciascuna opzione è progettata e percepita.

Quindi un grande in bocca al lupo per tutti quelli che anche sulla raccolta dei tessili avranno voglia e capacità di misurarsi con policy che intercettino il Conditional Middle. Mi sembra che la sfida sia davvero rilevante e in questa direzione il nudge riveste un ruolo che può fare la differenza.

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.