Giugno 10, 2026 Irene Ivoi

Ho iniziato ad occuparmi di turismo e sostenibilità quando davanti al mio portone di casa è apparso un sacchetto, senza paternità

È stata l’assoluta non identità anagrafica o genitoriale di quell’oggetto, apparentemente innocuo, a generare delle domande che fino a quel momento non mi abitavano in alcun modo. Ovviamente vedevo da qualche mese più trolley del solito in giro e soprattutto inquilini mai notati fino ad allora nel palazzo.

Ma è stato quel sacchetto a farmi dire “Abbiamo un problema”.

Qual è il problema

Chi visita per necessità o diporto paesi e città se sceglie di alloggiare presso abitazioni per soggiorni brevi (W la sharing economy) produce rifiuti che, a differenza di quelli generati per strada o in strutture ricettive organizzate, deve gestire.

Spesso, anzi spessissimo, in assenza di indicazioni su dove e quando conferirli essi restano in quelle case in attesa che il personale delle pulizie li avvii a corretto (si spera) conferimento.

Altre volte gli ospiti si preoccupano di conferirli autonomamente a condizione che questo gesto sia semplice da compiere e quindi facilitato da informazioni chiare sul dove, come e quando (W il nudge).

Bel problema si affaccia all’orizzonte quando i visitatori sono poco avvezzi alla raccolta differenziata oppure non sanno quasi cosa sia. E chi ha avuto a che fare con turisti asiatici sa di cosa sto parlando.

Il problema è quindi di comunicazione ma anche di gestione verso un universo eterogeneo di persone attraverso il filtro necessario degli host, ossia dei locatari.

Altra configurazione assume il problema negli hotel

Di questo ne ho parlato a lungo con Luciano Ricciardi, appassionato all’argomento e che da dieci anni opera in questo solco con la società Hotel Rifiuti Zero.

Essa accompagna strutture ricettive nel mettere in campo azioni di gestione differenziata e prevenzione rifiuti, acquisire certificazioni di sostenibilità (che ora Booking segnala sul suo portale), redigere bilanci di sostenibilità e calcolare emissioni di Co2. Gli assi su cui agire sono energia, acqua e rifiuti da cui dipende, dicono loro, il 75% degli impatti complessivi di un hotel. E quando gli ho chiesto se l’attenzione da parte di questo target sia aumentata negli ultimi anni la risposta è stata senza dubbio sì.

Oggi intorno alla gestione dei turisti e dei loro comportamenti il livello di osservazione e possibile mitigazione è cresciuto per più motivi.

Tra le principali motivazioni esiste una rinnovata rilevanza della sostenibilità ambientale che chiede meno spreco di cibo, più raccolta differenziata, più risparmio idrico ed energetico…insomma più economia circolare. Essa conviene a tutti, anzi talvolta il fatto che convenga viene addirittura scambiato come una ragione “interessata” per chiedere agli ospiti di fare la propria parte. Ma questi sono i rischi delle percezioni distorte.

E poi tra i motivi di cui sopra c’è anche l’overtourism, in alcuni contesti, che spinge sempre a tentare di mitigarne gli effetti.

Ma torniamo ai rifiuti

Luciano R. mi dice che nelle camere degli hotel i cestini non prevedono alcuna forma differenziata di conferimento perché o ne metti 4 oppure serve a poco. Spesso si opta per cestini privi di sacchetto il che dovrebbe generare da parte degli ospiti una cura maggiore nel gettarvi il necessario. Ma la sua ricetta è collocare nei corridoi dei contenitori comuni a tutte le camere, dove conferire tutti i rifiuti ma separatamente. Il tutto rigorosamente accompagnato da una comunicazione necessaria. proprio come quella che il personale di servizio compie quando ci accompagna in camera e ci mostra come funziona il riscaldamento, il raffrescamento, il wifi, ecc..

Laddove adoperati hanno raggiunto mai meno dell’80% di raccolta differenziata rispetto alla normale non raccolta presso le camere.

E a proposito di comunicazioni opportune a corredo, a Ricciardi ho chiesto quanto sia importante aiutare i clienti anche con ingredienti nudge a fare quello che serve.

E la sua risposta è stata inequivocabile. La comunicazione efficace verso i clienti è un impegno che non ammette sconti.

E tra le novità sul piatto nel mondo dell’hotellerie

Esiste anche Rehotelize, società che offre agli hotel la possibilità di rinnovare gli arredi senza generare rifiuti. Perché Rehotelize è in grado di creare reti tra società che necessitano di elementi di arredo e quindi intercettano quelli che qualcuno dismette per fare operazioni di upcycling che danno origine a forme di riutilizzo circolare. Allo smontaggio, trasporto e ricollocamento ci pensano loro.

 

Gli hotel si profilano quindi come dei presidi sul territorio organizzati e in grado di stimolare e aiutare i propri clienti a fare i giusti passi e probabilmente si candidano anche a diventare degli hub di piccole ecoinnovazione e idee, capaci di far atterrare le buone pratiche anche in vacanza o soggiorno di altro genere. Questo è l’auspicio.

In una prossima puntata affronteremo le possibilità per questi attori di interpretare anche la sostenibilità sociale coinvolgendo pezzi della società civile che esprimono e compiono azioni di attenzione per alcune fasce da tutelare.

Foto cover: gli invisibili della domenica mattina che gestiscono le pulizie degli appartamenti affittati per soggiorni brevi

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.