Luglio 7, 2025 Irene Ivoi

E se per fare la Raccolta Differenziata avessimo bisogno di badanti?

E’ una provocazione. Lo so. Ma talvolta la realtà non è così distante dal paradosso.

Provo ad inanellare alcune riflessioni recenti e meno recenti.Parto però da una premessa (di cui mi vergogno) che voglio condividervi: fino a pochi anni fa per me era inconcepibile che si potesse ancora sbagliare la raccolta differenziata (RD).Come per tutti i saperi apparentemente noti e quindi consolidati, davo per scontato che tutti sapessero ciò che io so; e questo è un errore nel quale cascavo spesso fino a poco tempo fa.Poi ho capito che il mondo non gira così e che quindi è ancora necessario spiegare come si fa una decente RD.

 

Una prima riflessione a riguardo mi è arrivata dal progetto un sacco et(n)ico che ho scoperto nell’ambito di un festival di Giacimenti Urbani pochi anni fa: il progetto realizzato da Està  a Milano, Bergamo e Brescia  è riuscito a dimostrare che andando a misurare e formare chi lavora nelle cucine dei ristoranti etnici, si può migliorare qualità e quantità della differenziata. Apparentemente il progetto non è innovativo, Tuttavia non serve essere innovativi per produrre buoni risultati. E’ sufficiente essere capaci di guardare un problema e affrontarlo con meticolosità e attenzione. 👏👏👏

Una seconda riflessione, più recente, arriva da un tour nel quartiere di San Lorenzo a Firenze insieme ad Anna D’Amico, presidente dell’associazione Insieme per San Lorenzo, che per i residenti sopravvissuti alla fuga dal centro storico propone attività culturali (e non solo).
Anna, dopo aver letto “La cerniera” e promosso con l’associazione nel mese di maggio la presentazione del volume, mi ha chiesto di fare un giro esplorativo per condividere alcune criticità della zona nella speranza che, anche con il nudge, si possa intervenire. E scopro così che la piazza del Mercato centrale, dove si affacciano ristoranti e fast food, ha al centro dei cassonetti interrati (anche per la RD) dove molti conferiscono sacchi neri di ogni dimensione. Stiamo parlando di sacconi non trasparenti, incapaci di raccontare un’identità, e che frettolosamente e senza cura finiscono un po’ dove capita (un incarico che sembra affidato agli ultimi degli ultimi, ossia quelli che lavorano nelle cucine). Mentre eravamo lì e assistevamo a queste scene, cercavamo di dare indicazioni sulle destinazioni in base agli ipotetici contenuti dei sacchi e ci sembrava di ‘svuotare il mare’ con le mani . Forse quelle persone hanno davvero bisogno per un breve periodo di un badante in cucina, come il progetto di cui sopra ha fatto, con attenzione però al turnover, che in queste sedi è elevato.

 

La terza riflessione arriva dalla lettura di questo articolo che racconta il progetto di marketing sociale Alter-Eco, realizzato da tre studenti (Ettore Paoletti, Marta Capogna e Lorenzo Beretta) dell’Università degli studi di Bologna.  Nel 2024 e 2025 in piazza Aldrovandi a Bologna hanno coinvolto cittadini, con giochi, animazioni e qualche gadget, per aiutarli a conferire correttamente i rifiuti, grazie poi alla collaborazione di diversi partner tecnici, tra cui Hera e Human Maple. Hanno ascoltato e giocato con loro, li hanno intrattenuti e si sono presi cura di loro affinché i rifiuti della movida trovassero un futuro. Questo ha funzionato: ha prodotto cioè comportamenti migliori. E’ bastato badare a loro per qualche giorno coinvolgendoli opportunamente. Vi sembra banale? peccato che non lo sia e richieda tuttavia energie e tempo. Ecco perché la banalità diventa rarità preziosa.

Queste 3 storie ci dicono che abbiamo ancora bisogno in alcuni contesti di badanti brave/i, coraggiosi/e, allegre/i, empatiche/i, capaci di prendersi cura dei nostri comportamenti e indicarci la via giusta senza multe e sanzioni (come se solo quelle funzionassero).

Alcuni luoghi affollati e quindi  orfani, richiedono ancora tanta cura e attenzione. Ricordiamocelo sempre!

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.