E’ una provocazione. Lo so. Ma talvolta la realtà non è così distante dal paradosso.
Provo ad inanellare alcune riflessioni recenti e meno recenti.Parto però da una premessa (di cui mi vergogno) che voglio condividervi: fino a pochi anni fa per me era inconcepibile che si potesse ancora sbagliare la raccolta differenziata (RD).Come per tutti i saperi apparentemente noti e quindi consolidati, davo per scontato che tutti sapessero ciò che io so; e questo è un errore nel quale cascavo spesso fino a poco tempo fa.Poi ho capito che il mondo non gira così e che quindi è ancora necessario spiegare come si fa una decente RD.
Una prima riflessione a riguardo mi è arrivata dal progetto un sacco et(n)ico che ho scoperto nell’ambito di un festival di Giacimenti Urbani pochi anni fa: il progetto realizzato da Està a Milano, Bergamo e Brescia è riuscito a dimostrare che andando a misurare e formare chi lavora nelle cucine dei ristoranti etnici, si può migliorare qualità e quantità della differenziata. Apparentemente il progetto non è innovativo, Tuttavia non serve essere innovativi per produrre buoni risultati. E’ sufficiente essere capaci di guardare un problema e affrontarlo con meticolosità e attenzione. 👏👏👏
La terza riflessione arriva dalla lettura di questo articolo che racconta il progetto di marketing sociale Alter-Eco, realizzato da tre studenti (Ettore Paoletti, Marta Capogna e Lorenzo Beretta) dell’Università degli studi di Bologna. Nel 2024 e 2025 in piazza Aldrovandi a Bologna hanno coinvolto cittadini, con giochi, animazioni e qualche gadget, per aiutarli a conferire correttamente i rifiuti, grazie poi alla collaborazione di diversi partner tecnici, tra cui Hera e Human Maple. Hanno ascoltato e giocato con loro, li hanno intrattenuti e si sono presi cura di loro affinché i rifiuti della movida trovassero un futuro. Questo ha funzionato: ha prodotto cioè comportamenti migliori. E’ bastato badare a loro per qualche giorno coinvolgendoli opportunamente. Vi sembra banale? peccato che non lo sia e richieda tuttavia energie e tempo. Ecco perché la banalità diventa rarità preziosa.
Queste 3 storie ci dicono che abbiamo ancora bisogno in alcuni contesti di badanti brave/i, coraggiosi/e, allegre/i, empatiche/i, capaci di prendersi cura dei nostri comportamenti e indicarci la via giusta senza multe e sanzioni (come se solo quelle funzionassero).
Alcuni luoghi affollati e quindi orfani, richiedono ancora tanta cura e attenzione. Ricordiamocelo sempre!