Agosto 17, 2025 Irene Ivoi

Divieti, ordinanze e il nostro senso del limite che in estate vanno in vacanza

Ogni anno è la solita storia: l’io di ciascuno in vacanza fa più danni che quando lavora.

Forse perché abbiamo più tempo per dare concretezza alle idee più fantasiose o forse perché il diritto alla vacanza ci rende indolenti rispetto alle regole e al dovuto rispetto degli altri.

Finisce così che ci dimentichiamo di rispettare le norme sociali facendo prevalere il bias dell’ottimismo che ci conduce a presumere di essere invincibili nello sfidare la natura e le regole del civile convivere.

Sarà anche per questo che abbondano i divieti più curiosi nelle nostre città? In realtà abbondano anche all’estero ( il problema restano i controlli e le sanzioni).

Ciò detto una delle mie manìe seriali consiste nel collezionare notizie che ci raccontano quanto bias e prepotenze di varia natura orientano il nostro agire fino a farci infrangere la legge o non rispettare le buone indicazioni che ci proteggono.

Anche quest’estate ne ho raccolte alcune che ci confermano quanto l’io in vacanza sia da tenere sott’occhio.

Ve ne racconto un paio:

Spiagge assassine: Partiamo da una spiaggia assassina in Islanda, Reynisfjara , che con cartelli in varie lingue ti avverte e ti dice “Io sono pericolosa”. Ma si sa che non amiamo farci raccontare cosa fare ed ecco che anche quest’anno una bambina è stata portata via da un mare gelido che non perdona. Il fascino di un selfie ricordo o la semplice voglia di dire che lì ci sono stato ci impedisce di osservare le regole indicate.

Quella spiaggia è animata da onde improvvise, le chiamano “sneaker wave”, perché ti sorprendono anche quando credi di essere al sicuro. Ti trascinano via prima che tu capisca cosa stia succedendo.

A me è successo a Guadeloupe, un po’ di anni fa, di ritrovarmi in una baia magnifica e tranquillissima dove un cartello diceva di non fare il bagno. Eppure il marito di una mia amica, nonostante poliglotta e intelligente oltre che maturo, ha ignorato quel cartello pensandolo destinato agli sprovveduti. E quindi innescando il bias dell’ottimismo, è entrato in acqua e ha rischiato di non uscirne vivo (sotto i nostri occhi). Poi una volta uscito ci ha detto che dovevamo lanciargli una fune, come avrebbe fatto Tex Willer. Come se noi, nel frattempo svenuti di paura, avessimo una fune con noi…

 

Possessi impropri: nell’estate 2025 sulla spiaggia libera di Torre Mare, una contrada a sud di Metaponto Lido nel Materano, ignoti hanno illecitamente preso possesso di un’area di circa 1.400 metri quadrati, piazzando 180 ombrelloni e sedie sdraio, tavoli di plastica e suppellettili utili a passare una giornata in spiaggia. Per più di qualche giorno l’area era diventata privata e ad appannaggio degli almeno 180 bagnanti che si erano preoccupati di legare tra loro sedie e ombrelloni ancorandoli poi, grazie a funi, cavi e lucchetti, a grosse pietre sulla battigia. Obiettivo: assicurarsi che nessuno potesse sottrarre loro il posto in prima fila sul bagnasciuga. Una telefonata anonima ha fatto sì che, pochi giorni prima di Ferragosto, i carabinieri Forestali del nucleo Tutela biodiversità di Metaponto, siano intervenuti sequestrando tutto. Se i proprietari verranno individuati potrebbero essere multati o sottoposti ad altro procedimento disciplinare. Ma Cosa li ha spinti ad agire così? Egoismo? Superficialità? Scarsa riflessione sul senso e sul significato delle regole? Un po’ di tutto.

E a proposito del bias dell’ottimismo visto che l’intelligenza e il buon senso non dovrebbero mai andare in vacanza, ci piace ricordare la 10° regola-consiglio di MontagnaConsapevole per gli escursionisti “Sappi rinunciare all’escursione se non ci sono le condizioni adatte”

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.