Ottobre 12, 2026 Irene Ivoi

A Caccia di Relazioni

Detta così sembra una dichiarazione d’intenti quasi compulsive tipiche di chi cerca liasons.

E invece è ciò che mi rimane addosso facendo delle riflessioni incrociate su letture e ascolti in diretta che mi sono passati sotto gli occhi e nelle orecchie in queste ultime settimane.

Sembra anzi che quanto più l’AI si diffonde, tanto più la percezione minacciosa che incombe su tanti (condita da tanta paura di perdere lavoro e ruolo sociale) ci spinga a dare senso all’incontro, allo scambio, all’umanità che in diretta si tocca o si incrocia.

Probabilmente è una inevitabile difesa che francamente mi dispiace poco.

Anzi mi piace parecchio.

Riscoprire la prossimità

Sembra facile, ma non è detto che le persone, specie se sole o isolate o anziane, siano in grado di trovare relazioni di senso, non di facciata o di scambio un po’ ingessato, come quando sei nel panificio e stai aspettando il tuo turno e allora dici 4 cose a chi hai accanto.

C’è chi ci prova mettendo in mostra la prossimità. È il caso di questa esperienza, a cura delle cooperative EcoBI, che a Modena e altre città emiliane, come “ciceroni della prossimità”, accompagnano i visitatori in un percorso che racconta attività, esperienze professionali, seconde possibilità, inclusione e valori cooperativi. Un modo per trasformare la visita da lettura passiva a momento di contatto umano, facendo emergere le persone che operano dietro i servizi presenti nella vita della città. Nel dialogo con i visitatori diventa possibile scoprire il cosa c’è “dietro le quinte” della pulizia e della cura degli spazi pubblici, dando così concretezza all’impegno quotidiano che serve a mantenere decorosa la città.

E come altro lo fai? Visto che oggi viviamo connessi ma ciò non necessariamente costruisce relazione….

Lo dice anche Daniel Coyle nel suo ultimo libro quando ci ricorda che inviare messaggi, mail, post e intrattenere e nutrire chat non significa necessariamente essere in relazione o sentirsi compresi. Le relazioni autentiche iniziano quando ascoltiamo gli altri, perché stimolati da una curiosità autentica nei loro confronti. È questo che genera l’attenzione relazionale ben più lenta e ricca di pause rispetto alla comunicazione, fin troppo frictionless, tipica del digitale.

E ciò avviene proprio grazie all’incontro.

La capacità di favorire incontri mi riporta allora, sempre per unire i puntini, alle parole di Nicola D’Alessandro, Responsabile Sostenibilità e Infrastrutture Sostenibili e per il Turismo in RFI che pochi gg fa, al salone CSR, in un intervento lucido e costruito con parole tutt’altro che stile “copia e incolla” di una conversazione con Chatgpt, ci ha parlato di infrastrutture ferroviarie.

 Cosa c’entrano le reti ferroviarie con le relazioni?

C’entrano eccome nella misura in cui ti interroghi e scegli di dare loro un nuovo orizzonte di senso. Le stazioni perdono progressivamente personale operativo ma esistono e costituiscono un presidio sul territorio che per non diventare un ghost devono trovare identità aggiuntive, pur continuando ad essere stazioni.

Nicola D’Alessandro ci ha ricordato che 15 milioni di italiani hanno una stazione a 1 km da casa, e ben 30 milioni ne hanno una a max 3 km da casa.

Il che vuol dire che possono trasformarsi in luoghi vivi invece che destinati all’insicurezza o allo scarso decoro in quanto non presidiati.

Ed RFI sta lavorando già da qualche anno all’attribuzione in comodato d’uso di spazi e terreni a vantaggio di associazioni in grado di occuparsene e renderle centri di ascolto e attività.

Una pubblicazione ne racconta l’attività svolta.

È un modo di rispondere al triste rischio di isolamento, che caratterizza la nostra popolazione sempre più anziana, ma anche alla richiesta di città più sicure da parte dei cittadini interrogati. E le stazioni saranno sempre più sicure se capaci di svolgere funzioni sociali e non solo di transito.

A questo punto il ragionamento sulle relazioni e sulle prossimità può arricchirsi di esempi e diventare davvero parecchio articolato ma per ora mi fermo a questi 3 spunti che negli ultimi giorni mi hanno fatto venire voglia di unire i puntini.

 

Cover: Yaro Mahepe di Sheranawe Hakihiiwe

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui sarebbe dovuta esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, comunicazioni, azioni, comportamenti ispirati ad un vivere più ricco di buon senso e con meno rifiuti.