La Fondazione Cartier a Parigi ha una nuova sede in una location prestigiosissima: un intero isolato davanti al Louvre è stato sventrato e trasformato in museo che ospita la collezione permanente e si suppone anche temporanee varie, come faceva la precedente intima sede.
Inaugurata da pochissimo, nel mio tour parigino diventa un landmark e così decido di passarci 3 ore.
Quando sono oramai alla fine, sfinita, leggo EXIT e mi dico che quella è l’uscita.
Invece Exit è la cosa più incredibile presente lì dentro.
Si tratta di una rappresentazione video efficacissima e quindi inchiodante sui volumi quantitativi e qualitativi delle migrazioni nel mondo degli ultimi anni.
Un lavoro commissionato dalla Fondazione e realizzato da Diller Scofidio + Renfro,
Mark Hansen, Laura Kurgan e Ben Rubin e che trae ispirazione da un’idea di Paul Virilio. L’opera ha quasi 20 anni ma i dati sono stati aggiornati nel 2015 e l’anno scorso.
Esco senza parole.
Anzi le mie uniche parole sono state: è così che bisogna raccontarla.
Numeri di fatto resi efficaci dalla dinamica rappresentativa scelta.
Una soluzione indimenticabile
Poi Rotterdam
Dopo due giorni finisco a Rotterdam e davanti al mio hotel, nella nuova area Kop van Zuid, vedo una curiosa architettura e tante segnalazioni in metro che propongono il Fenix Museo.
E mi dico “Ma guarda che follia quel building, bisogna scoprire cos’è”.
Dopo poco capisco che si tratta proprio del Fenix.
L’edificio è un’opera d’arte in sé. Si tratta di un capannone monumentale del 1923 restaurato che si trova sulle banchine di partenza e di arrivo. È qui che milioni di persone hanno dato inizio ad una nuova vita. Caratterizzato oggi da un Tornado in acciaio inossidabile con due ampie scale in legno. E’ l’ultima aggiunta allo skyline cittadino, progettato da Ma Yansong della società cinese MAD Architects, è sia un’opera d’arte che una piattaforma di visualizzazione.
Al piano terra del museo c’è una piazza coperta di 2000mq, che accoglie chiunque (anche senza biglietto per il museo). Entro, non capisco cosa sia e chiedo cos’è. Mi è stato risposto che quello è un luogo di gioco e ricreazione, aperto a tutti.
👏👏👏
Ma cosa contiene il Fenix?
Storie e racconti di viaggi e migrazioni.
Vi sembra un caso? Io non credo alle casualità.
Al piano terra ci sono due mostre permanenti: The Family of Migrants, una mostra fotografica ben organizzata classificata in Partenza, Viaggio e Arrivo, e Il labirinto di valigie: un labirinto di duemila valigie donate dove è possibile ascoltare le storie attraverso un tour audio.
The Family of Migrants tra foto di partenze, viaggi e arrivi è un saggio di storia e sociologia del 900 tra espatriati, migranti, viaggiatori in cerca di fortuna, miserie da cui scappare. Tutto raccontato da 200 fotografie di straordinario fascino e verità. Alcune commoventi davvero.
E dopo averla vista tiro il fiato rimasto sospeso perché avevo capito che al primo piano c’era poco altro.
Non avevo capito niente
Le emozioni non erano finite, stavano per iniziare perché al primo piano c’è la mostra All Directions, con cui il museo ha aperto il che fa pensare che sia temporanea. Le opere d’arte sono raggruppate sotto i seguenti sottotemi: identità, casa, confini, lavoro, voli e felicità.
E lì apprezzo la meraviglia che si apre nella mente di un visitatore quando un curatore fa il curatore e seleziona opere per raccontare le anime del tema da esplorare, in questo caso la vita che lasci e la vita che si reinventa quando parti.
I dipinti, le sculture, le foto e i video si alternano ma il fil rouge è cosa e come si può vivere un cambiamento, uno spostamento, una scelta di movimento o una non scelta, bensì un obbligo.

Carpoolers, 2011-2012 di Alejandro Cartagena
la foto Carpooler di Alejandro Cartagena (operai messicani fotografati dall’alto nei loro pick-up) ci dice in quali modi ogni giorno gli operai di Monterrey vanno al lavoro e ogni furgone sembra uguale all’altro mentre invece non lo è affatto
Home di Hans op de Beeck, una scultura in scala di grigi di due persone anziane davanti a una casa, nell’area dedicata alla “casa”, esibisce un’apprensione immobile ed enigmatica che ti lascia senza parole.
l’Untitled (Gate) di Shilpa Gupta è un pesante cancello di metallo che si apre con un colpo fragoroso ogni mezz’ora e rompe un po’ di muro, cioè abbatte barriere.
All directions esplora le migrazioni che significano viaggi, spostamenti, deportazioni, fughe, isolamenti, confinamenti, allontanamenti ma anche rinascite e integrazioni che si manifestano con paesaggi domestici che tentano di mescolare i gesti e gli archetipi dei paesi di origine e delle città ospitanti.
E allora cosa significa ricostruire una casa, o farne una e che forma assume quella casa dopo un viaggio spaesante e spesso traumatizzante.

foto: UNHCR Family Tent, 2020
Ecco le forme emotive delle migrazioni, cosa significa gestirne il carico passionale, il tempo sospeso, le nostalgie.
E che casa abiti nel luogo di approdo? Che cibo mangi?
Perché anch’esso è uno strumento di integrazione tra persone che si mescolano, si riconoscono o si estraniano. è un linguaggio senza confini.
Questa mostra indaga tanti ambiti e insieme a questo museo costituiscono un esempio a mio avviso di esplorazione culturale degno di un paese che si fa domande e non ha paura di interrogarsi e interrogare le nostre anime.
Non perdetevela!!